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CRIPTIDE

Artista: Migilibi (Opus Magnum)

Artist rating: 36

Dimensioni: 110x97 cm

Certificato di autenticità: No

Cod. Opera: 107220

8.100,00 €

Disponibilità: Disponibile

da Migilibi (Opus Magnum)

Nel simbolismo alchemico il Drago rappresenta ciò che Carl Gustav Jung chiamava l’Ombra
(Tecnica mista su tela, 97x110x18)
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Descrizione

Dettagli

Nella nigredo alchemica, come nella mitologia, l’eroe penetra gli inferi per lottare contro mostri e demoni. La Grande Madre gli appare sotto forma di un essere terribile, spesso il signore della morte. Nel simbolismo alchemico il Drago rappresenta ciò che Carl Gustav Jung chiamava l’Ombra. L’Ombra è il nome di una serie di caratteristiche e impulsi che potrebbero essere consci, ma che vengono negati. Allo stesso tempo essi sono riconoscibili e visibili negli altri. I Ching scrisse: mentre l’uomo comune cerca di biasimare gli altri e biasimare il fato, il nobile cerca il difetto dentro se stesso. L’Ombra è l’essere inferiore in noi che desidera ciò che non ci autorizziamo perché incivile, perché incompatibile con le regole della società e con l’immagine della nostra personalità ideale. E’ tutto ciò di cui ci vergogniamo. Il drago risiede sempre nelle grotte, e quindi nella terra, negli inferi, e nell’inconscio. Quando il drago lascia la sua caverna, esso divora le vergini, intese come coscienze. E’ il nostro emotivo drago interiore che distrugge la nostra coscienza vergine, come quando appare nel conscio esprimendo negatività, quali odio, vendetta, gelosia, invidia. Il drago non è mai soddisfatto. Vuole sempre più tesori, sempre più vergini. Ti assomiglia a qualcuno? La coscienza e la vigilanza sono incantate dal drago. Il drago mitologico ha il potere di ammaliare, di ipnotizzare con la sua voce l’audace cavaliere che ha osato sfidarlo. Come nel quadro, il drago può anche imporre enigmi in cui il cavaliere si perde. Al centro, sotto la testa del drago, c’è un indovinello, come fosse un insetto, un ragno che recita: Quel che non mostra lo nasconde. Avvicinandosi, tramite un gioco di specchi, si potrà vedere la risposta nascosta, e vi sarà scritto: TU. E qui nasce l’inghippo. Avendo mostrato la risposta, ora non la nasconde più, pertanto la risposta quindi questa non è. Il titolo, Criptide, è un termine usato nella criptozoologia per indicare un animale la cui esistenza è sostenuta da tradizioni e leggende, ma di cui mancano prove scientifiche. Il drago è uno di questi ma, viene in mente qualcuno? Si, l’uomo. Ed ecco che la nostra parte oscura, il nostro enigma merita di essere conosciuto, per il fatto che, solo avendolo percepito si svela lo stesso, un enigma, o per meglio dire è l’enigma che ha come risposta l’enigma stesso, e quindi è l’enigma del suo enigma. Mostrato ciò, quindi, il drago sembrerebbe non nascondere più nulla, ed ecco che l’indovinello riaffiora però. Quel che non mostra lo nasconde, chi lo ha scritto? Io. Oltre alla scritta TU, sempre tramite il gioco di specchi, guarderai il tuo occhio destro che guarda te che guardi TU. Ho scritto TU e non TE perché la risposta è diretta a me, perché come un fantasma, io sono lì più di te, ma nell’onirico. Però ora TU sei il ritratto istantaneo, ed io la realtà, ciò non toglie il fatto che TU sei qui, perché ti osservo. Ed ecco come la rappresentazione più fedele della realtà mi si mostra così. Ed ora che mi sono mostrato, ed ora che questa realtà si è resa visibile? Ci siamo intesi. Era solo per farti capire. Cambiare prospettiva. Se vogliamo salvare la purezza della coscienza vergine, allora il drago deve essere ucciso. A dire il vero questa espressione non è proprio corretta. In alcune storie il drago viene sconfitto e ammansito. Nel linguaggio alchemico si parla di cavalcare la bestia, appunto inteso come il domare le ombre. Alcune fonti sostengono che nella testa del drago si trovi una pietra, un chiaro riferimento alla materia prima. Aver domato o ucciso il drago richiama anche un evento cosmico. E’ la penetrazione della materia prima dello Spirito Divino. Il caos cessa e l’evoluzione cosmica ha inizio. Chi perderà la vita, la otterrà. Nota: la cauda pavonis, la coda del pavone, o il pavone stesso, simboleggia una fase in cui compaiono molti colori. L’alchimista non deve perdersi in questi ma puntare alla loro unità, perché diventi luce bianca. Bisogna insistere. Nel quadro ci sono molti occhi, associabili alla coda del pavone, in quanto si narra che originariamente questi fossero gli occhi del greco Argus, il cui nome significa colui che vede tutto. Argus era un gigante fortissimo con cento occhi. In ogni momento cinquanta di essi erano aperti e cinquanta dormivano. Fu decapitato da Hermes. Hera, la dea madre, pose i suoi occhi sulla coda del suo uccello preferito, il pavone. P.S. Il Drago è stato sconfitto con un aiuto inaspettato, con la tsuka della katana, con lo stupore ed una mano sul cuore.
Bio dell'artista

Quelli che presenterò sono una serie di dodici quadri che convergono in uno, eseguiti in circa tre anni, dalla metà del 2017 fino al 2020. Sono quadri materici che hanno come base quando una tela, quando una tavola di legno, quando solo cornice, fatti da materiali perlopiù recuperati, in virtù del fatto che ciò che per gli altri è spazzatura per me è la chiave di una porta, come mi auguro sia il contrario nel viceversa, anzi, in realtà ne sono sicuro. Pertanto il mio scopo è questo, elevare la materia dalla sua forma, attribuendogli così una nuova funzione. Ed è proprio grazie a questo lavoro che, ritornando all’Alchimia, in parallelo si lavora su se stessi, liberando il proprio animo dal superfluo cosicché diventi speranza. Tutto il mio lavoro gira intorno a questa, la speranza. Grazie a mio padre artigiano ho potuto intecare i quadri, le quali teche sono sei bianche, sei nere ed una grigia. Il numero dodici è un numero ricorrente, gli apostoli e Gesù, i mesi e l’anno, il carbonio che ci compone, il C12, sei protoni e sei elettroni che formano l’atomo, e chi più ne ha ne metta ma, mi soffermerò su quest’ultimo. Si dice che il numero della bestia sia il 666, alla quale, appunto, viene anche associato il carbonio 12, che oltre ai sei elettroni e sei protoni ha anche il nucleo composto da sei neutroni. Di contro c’è il carbonio 7, il suo isotopo non ancora scoperto, composto da sei elettroni, sei protoni ed un solo neutrone, 616. Leggenda narra che il C7 si trasformi nel cervello degli adepti dal C12, elevando così la percezione della realtà, trascendendo il piano materiale. L’alchimia può intendersi quindi la trasformazione ad uno stato più elevato, sia nella materia sia nello spirito, perché si mostrino per quello che realmente sono, la manifestazione dell’una nell’altro nel quadro dell’infinito. Nota Bene: questo mi ha divertito e impegnato.

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